Meilogu e Monteacuto

Dolmen Sa Coveccada

  • Accessibilità disabili: No
  • Difficoltà percorso: Facile
  • Parcheggio: A bordo strada
  • Distanza dal parcheggio: Breve
  • Servizi: No
  • Sito gestito: No

A Mores, Sa Coveccada è una dimostrazione di forza pura, una sfida aperta alla gravità e al tempo scagliata quasi quattromila anni fa.

Parlare di dolmen, qui, rischia di essere riduttivo. Questa non è una semplice sepoltura, ma una macchina megalitica di trenta tonnellate di trachite rosa che sembra essere stata calata dall'alto da una civiltà di titani. La lastra di copertura, un unico blocco immenso spesso quasi un metro, fluttua sospesa su tre pareti verticali lavorate con un'incredibile cura del dettaglio. Sulla pietra frontale, l'ingresso rasoterra non è un varco per uomini vivi, ma un'asola millimetrica intagliata nella roccia, concepita come diaframma insuperabile tra il fuori e il dentro.

La potenza visiva di Sa Coveccada sta in questo contrasto violento: da un lato l'incredibile brutalità del peso, dall'altro la precisione quasi chirurgica degli incastri. Senza l'ausilio di malte o cunei, i blocchi si sfiorano e si sorreggono da millenni per puro calcolo delle spinte. Prima ancora che nascessero i nuraghi, le comunità del territorio avevano già dimostrato di saper domare la pietra su scala monumentale, lasciando nel cuore della piana di Mores un'impronta indelebile che continua a pietrificare chiunque le si ponga davanti.

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