Laddove la macchia mediterranea risale le colline di Tortolì, la roccia di Perda Longa rompe l'orizzonte imponendo una sagoma severa ed imponente tra la vegetazione.
Si tratta di un monolite in granito alto più di quattro metri che sfida la pendenza del terreno, restando ben ancorato al suolo grazie a un calcolo di pesi e incastri che resiste intatto dall'epoca prenuragica.
Chi ha eretto questo gigante non cercava affatto l'ornamento artificiale. La pietra è stata lavorata soltanto per ripulirla dagli eccessi della materia prima, fino a cavarne una forma slanciata e spigolosa che punta dritta verso il cielo. Non si trovano incisioni, volti scolpiti o simboli decorativi lungo la superficie, l'impatto visivo è affidato interamente alla potenza della pietra grezza e al suo equilibrio solitario sul fianco del colle.
Né monumento funebre né avamposto difensivo, la stele manteneva un ruolo squisitamente concettuale nel territorio circostante. La sua massa svettante serviva a marcare uno spazio di confine, una boa minerale ben visibile dai crinali vicini che guidava gli spostamenti degli armenti e indicava il luogo prescelto per i riti collettivi, segnando la presenza dell'uomo nella geografia antica dell'Ogliastra.
