A Lotzorai, dove il colle di Tracucu lascia spazio ai primi campi della pianura, la roccia affiorante conserva le bocche quadrate della necropoli di Fund'e Monti.
Più che un cimitero, questo costone di granito e scisto si presenta come un quartiere ipogeo dove le famiglie del Neolitico hanno scavato per generazioni la propria dimora eterna.
L'impatto visivo è rigoroso. La pietra è stata morsa a colpi di picco in pietra dura per ricavare vani che vanno dalla cella singola a brevi labirinti preceduti da atri e corridoi. Sugli ingressi restano le incassature necessarie a incastrare i portelli di chiusura, mentre la levigatura delle pareti mostra la padronanza tecnica di chi ha saputo trasformare un blocco di roccia grezza in una stanza ordinata e protetta.
Non c'è monumentalità esterna né sfoggio di altezza. Tutto si sviluppa verso l'interno, nel ventre della terra, a poca distanza dai corsi d'acqua e dai percorsi agricoli che sostentavano i vivi. Sfruttata per secoli fino all'Età del Bronzo, Fund'e Monti mostra come le comunità di Lotzorai abbiano scelto di collocare i propri defunti esattamente al confine tra il rilievo montuoso e la piana coltivabile.
