Tra le sugherete di Borore, la sagoma del dolmen di Muttianu affiora dal terreno con la forza essenziale dell'architettura megalitica più antica.
Questo monumento rappresenta una rara e preziosa testimonianza delle prime pratiche funerarie dell'isola, quando le comunità della preistoria sarda affidavano alla pietra grezza la memoria collettiva dei propri defunti.
La struttura risale al Neolitico finale ed è costruita secondo lo schema della cassa litica rettangolare. La camera sepolcrale è delimitata da spesse lastre di basalto scuro piantate verticalmente nel suolo, sulle quali poggiava un imponente lastrone piatto di copertura. Lungo il perimetro esterno sono ancora visibili i resti del peristalio e del tumulo di terra e pietrame che in origine ricopriva l'intera sepoltura, proteggendo la camera e rendendo visibile il monumento da grande distanza nell'altopiano del Marghine. I saggi di scavo nell'area hanno confermato la funzione di tomba collettiva e l'importanza del sito come punto di riferimento sacro per diversi secoli.
Rimanere a contatto con i grandi blocchi di Muttianu permette di avvertire la radice profonda del megalitismo in Sardegna, dove la materia solida ed essenziale ha saputo sfidare i millenni custodendo intatto il suo fascino originale.
