La storia di Pratobello ricorda quella di Davide che sconfigge Golia. Una storia di resilienza, orgoglio ed unione di un popolo che si unì contro il servilismo militare.
Questo piccolissimo borgo nasce infatti nel 1969 per ospitare le famiglie del poligono di tiro che l’Esercito Italiano cercò, senza successo, di istituire in questa zona, progetto che venne bloccato dalla mobilitazione della popolazione locale, passata alla storia come la Protesta di Pratobello, che occupò l’area impedendone l’utilizzo militare.
A comporlo è una manciata di edifici tra cui una scuola, una chiesa, un magazzino e qualche abitazione, insomma l’essenziale che potesse servire a una piccola comunità, e appena ci si mette piede si percepisce subito la sua dimensione ridotta e la posizione isolata rispetto ai centri abitati, senza servizi o percorsi strutturati, ma con uno spazio aperto in cui il borgo si inserisce direttamente nel territorio circostante. Il silenzio è interrotto solo da suoni naturali e dal passaggio occasionale di chi attraversa la zona.
Oggi Pratobello è considerato il borgo abbandonato più piccolo della Sardegna e si inserisce in un contesto tipico dell’entroterra barbaricino, con centri vicini come Mamoiada, Orgosolo e Fonni, mentre poco più in là si sviluppano i massicci del Gennargentu e del Supramonte, tra le aree montuose più caratteristiche dell’isola.
È un luogo che si osserva in modo diretto, dove la storia si lega a uno spazio preciso e facilmente leggibile. La sua forza sta proprio in questo, nelle dimensioni contenute, nella posizione e nel contesto che lo circonda, elementi che insieme restituiscono una delle testimonianze più particolari della Sardegna contemporanea.
