Sulla piana tra Sassari e Porto Torres svetta il complesso di Monte d'Accoddi, una struttura monumentale unica in tutto il bacino del Mediterraneo.
L'edificio, risalente a oltre cinquemila anni fa, richiama nelle forme le ziggurat mesopotamiche: una grande piramide a tronchi sovrapposti preceduta da una lunghissima rampa d'accesso in salita, pensata per condurre i sacerdoti verso la piattaforma superiore consacrata al cielo.
I rilievi archeologici identificano due distinte fasi costruttive. La prima struttura, nota come il tempio rosso per via dell'intonaco dipinto che ne rivestiva le pareti, venne successivamente inglobata in un secondo altare di dimensioni maggiori, realizzato con imponenti blocchi di calcare grezzo. Il sito era il cuore pulsante delle cerimonie religiose delle popolazioni neolitiche della zona, un punto d'incontro devozionale legato ai cicli della terra e delle stagioni.
Ai piedi della rampa l'area conserva elementi litici dal forte significato rituale: un grande menhir in pietra calcarea, alcune lastre forate usate per i sacrifici o per le offerte liquide e due grandi massi sferici di granito che raffiguravano probabilmente il sole e la luna. I materiali recuperati attorno all'altare, tra cui frammenti di ceramiche decorate, statuette della Dea Madre e resti di pasti comunitari, confermano la centralità di questo santuario durante tutta la preistoria sarda.
