Nel territorio di Paulilatino, a ridosso del confine con il Goceano, il complesso di Lugherras si distingue per l'impiego della trachite dalle sfumature rosate, una materia prima che dona all'architettura un profilo cromatico del tutto singolare.
La struttura comprende un mastio centrale cinto da un bastione trilobato, protetto a sua volta da un articolato antemurale turrito.
La tholos interna mantiene un'eccellente regolarità nei filari litici, evidenziando il taglio pulito dei blocchi e un'inclinazione calibrata verso la cima. Le indagini stratigrafiche svolte nel sito hanno documentato una frequenza d'uso prolungata nel tempo, con fasi di rioccupazione che si estendono fino alle epoche punica e romana.
Durante la fase imperiale l'edificio perse la valenza originaria per assumere una funzione religiosa, trasformandosi in un luogo di culto rurale votato alle divinità Cerere e Proserpina. Gli scavi hanno restituito centinaia di lucerne fittili abbandonate dagli antichi fedeli negli anfratti della camera principale, elemento da cui deriva la denominazione Lugherras. La presenza di questi manufatti testimonia una devozione continuativa, legata ai cicli agricoli e ai riti della terra, che ha rimodellato gli spazi della fortezza in un ambiente cerimoniale frequentato per secoli.
